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La mediazione che accerta l’avvenuta usucapione non può essere trascritta

Lo impone la funzione di certezza dei rapporti giuridici di cui è anche preordinato l’istituto della trascrizione
trascrizione e usucapione nella mediazione

La mediazione che accerta l’avvenuta usucapione non può essere trascritta. E’ quanto affermato da una delle prime decisioni emesse dopo l’entrata in vigore della procedura di mediazione lo scorso 21 marzo. Il decreto 6-22 luglio 2011 del Tribunale di Roma, infatti, ha stabilito che “con riferimento alla mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali di cui al d.lgs. 28/2010, non è titolo idoneo alla trascrizione il verbale di conciliazione avente ad oggetto l’accertamento dell’acquisto del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento per intervenuta usucapione” e ciò in quanto le uniche ipotesi possibili sono quelle previste ai sensi dell’art. 2643 del codice civile.
Si tratta di una decisione con conseguenze rilevanti, atteso il pregiudizio che potrebbe derivare, in caso contrario, alla funzione di certezza dei rapporti giuridici di cui è anche preordinato l’istituto della trascrizione.
Inoltre, non bisogna sottovalutare come, in tal modo, i terzi potrebbero convincersi erroneamente dell’equiparazione tra sentenze giurisdizionali e verbali di conciliazione.
Ma vi è di più. Secondo i giudici romani, il rischio riguarderebbe l’accertamento dell’avvenuta usucapione, quale modo di acquisto della proprietà per effetto dell’esercizio prolungato del possesso su un determinato bene, a discrezione dell’usucapiente e non mediante la verifica da parte del giudice.
A tal riguardo, sembra opportuno aggiungere come parte della dottrina ritenga che l’accertamento dell’intervenuta usucapione, mediante la procedura conciliativa, non sia compresa tra le materie per le quali la mediazione sia obbligatoria, specie quella dei diritti reali, al contrario di come ha affermato il Tribunale di Roma.
Ciò in quanto, alla luce di un consolidato orientamento della Giurisprudenza, il negozio di accertamento dell’usucapione, che in questo caso rileva a seguito della mediazione, può costituire prova dei fatti a sostegno dell’usucapione intervenuta e non già titolo costitutivo della proprietà, a maggior ragione se si pensi che il mediatore non può accertare la legittimazione passiva dell’usucapiente, il quale a sua discrezione si reputa titolare, a titolo originario, del bene.
Infine, ma non per ultimo, il decreto si pronuncia su un altro aspetto rilevante della procedura di cui al d.lgs. 28/2010, vale a dire sull’autenticazione di un notaio o di altro pubblico ufficiale a margine dell’accordo conciliativo, come previsto ai sensi dell’art. 11 comma 3 d.lgs. 28/2010.
Nel caso di specie, un altro motivo di rifiuto di trascrizione del verbale omologato da parte della Conservatoria  è stato la mancanza di qualsivoglia autenticazione dell’accordo conciliativo, nonostante il verbale di conciliazione, invece, avesse la certificazione delle sottoscrizioni effettuata dal mediatore.
Nel decreto, infatti, oltre ad essere ribadita e specificata la differenza tra verbale di conciliazione ed accordo conciliativo, viene sancita anche l’obbligatorietà, per il secondo, di essere autenticato da notaio o altro pubblico ufficiale qualora l’accordo stesso debba essere trascritto nei registri immobiliari.